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T. 2 (1771)
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121
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CANTO DECIMOQUARTO. 121LXXVII.Ma come essa, lasciando il caro amante,In altra parte il piede avrà rivolto;Vuò ch'a lui vi scopriate, e d'adamanteUn scudo, ch'io darò, gli alziate al volto;Sicch'egli vi si specchi, e 'l suo sembianteVeggia, e l'abito molle onde fu involto:Chè a tal vista potrà vergogna e sdegnoScacciar dal petto suo l'amore indegno.LXXVIII.Altro che dirvi omai nulla in avanza,Se non ch'assai sicuri ir ne potrete,E penetrar dell'intricata stanzaNelle più interne parti e più secrete:Perchè non fia che magica possanzaA voi ritardi il corso, o'l passo viete:Nè potrà pur (cotal virtù vi guida!)Il giunger vostro antiveder Armida.LXXIX.Nè men sicura dagli alberghi suoiL'uscita vi sarà poscia e'l ritorno.Ma giunge omai l'ora del sonno, e voiSorger diman dovete a par col giorno.Così lor disse; e gli menò dipoiOve essi avean la notte a far soggiorno.Ivi lasciando lor lieti e pensosi,Si ritrasse il buon vecchio a' suoi riposi.Fine del Canto decimoquarto.