CANTO DECIMOQUARTO. 119LXXI.Ove, in perpetuo April, molle amorosaVita seco ne mena il suo diletto.Or da così lontana e così ascosaPrigion trar voi dovete il giovinetto:E vincer della timida e gelosaLe guardie, ond'è difeso il monte e 'I tetto.E già non mancherà chi là vi scorga,E chi per l'alta impresa arme vi porga.LXXII.Troverete, del fiume appena sorti,Donna giovin di viso, antica d'anni:Ch'ai lunghi crini in su la fronte attortiFia nota, ed al color vario de' panni.Questa per l'alto mar fia che vi portiPiù ratta che non spiega aquila i vanni,Più che non vola il folgore: nè guidaLa troverete al ritornar men fida.LXXIII.A piè del monte, ove la maga alberga,Sibilando strisciar novi Pitoni,E cinghiali arricciar l'aspre lor terga,Ed aprir la gran bocca orsi e leoniVedrete; ma scuotendo una mia verga,Temeranno appressarsi ove ella suoni.Poi via maggior (se dritto il ver s'estima)Troverete il periglio in su la cima.Hiv
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