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T. 2 (1771)
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104
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104 LA GERUSALEMMEXXVI.Torni Rinaldo, e da qui innanzi affrenePiù moderato l'impeto dell'ire:E risponda con l'opre all'alta speneDi lui concetta, ed al comun desire.Ma il richiamarlo, o Guelfo, a te conviene:Frettoloso egli fia, credo, al venire.Tu scegli il messo, e tu l'indrizza dovePensi che'l fero giovine si trove.XXVII.Tacque; e disse sorgendo il guerrier Dano:Esser io chieggio il messaggier che vada;Nè ricuso cammin dubbio o lontano,Per far il don dell'onorata spada.Questi è di cor fortissimo e di mano;Onde al buon Guelfo assai l'offerta aggrada.Vuol ch'ei sia l'un de messi, e che sia l'altroUbaldo, uom cauto, ed avveduto, e scaltro.XXVIII.Veduti Ubaldo, in giovinezza, e cerchiVarj costumi avea, varj paesi,Peregrinando dai più freddi cerchjDel nostro mondo agli Etiopi accesi:E com uom che virtute e senno merchi,Le favelle, le usanze, e i riti appresi.Poscia, in matura età, da Guelfo accoltoFu tra compagni, e caro a lui fu molto.