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T. 2 (1771)
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102
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102 LA GERUSALEMMEXX.Apre allora le luci il pio Buglione.E nato vede e già cresciuto il giorno:Onde lascia i riposi, e sovrapponeL arme alle membra faticose intorno.E poco stante a lui nel padiglioneVeniano i duci al solito soggiorno,Ove a consiglio siedono, e per usoCiò ch'altrove si fa, quivi è concluso.XXI.Quivi il buon Guelfo, che il novel pensieroInfuso avea nell' inspirata mente,Incominciando a ragionar primiero,Disse a Goffredo: o principe clemente,Perdono a chieder ne vegn io, che in veroÈ perdon di peccato anco recente:Onde potrà parer, per avventura,Frettolosa dimanda ed immatura.XXII.Ma pensando che chiesto al pio GoffredoPer lo forte Rinaldo è tal perdono:E riguardando a me che in grazia il chiedo,Che vile affatto intercessor non sono;Agevolmente d'impetrar mi credoQuesto ch'a tutti fia giovevol dono.Deh consenti ch'ei rieda, e che, in ammendaDel fallo, in pro comune il sangue spenda.