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T. 2 (1771)
Entstehung
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CANTO DECIMOTERZO.LXV.Deh con quai forze superar si credeGli alti ripari de nemici nostri?Onde machine attende? ei sol non vedeL'ira del Cielo a tanti segni mostri?Della sua mente avversa a noi fan fedeMille novi prodigj, e mille mostri:Ed arde a noi sì il Sol, che minor uopoDi refrigerio ha l'Indo e l'Etiópo.LXVI.Dunque stima costui che nulla importeChe n'andiam noi, turba negletta indegna,Vili ed inutili alme a dura morte,Purch' ei lo scettro imperial mantegna?Cotanto dunque fortunata sorteRassembra quella di colui che regna,Che ritener si cerca avidamenteA danno ancor della soggetta gente?LXVII.Or mira d'uom ch'ha il titolo di pio,Provvidenza pietosa, animo umano;La salute de' suoi porre in oblio,Per conservarsi onor dannoso e vano.E veggendo a noi secchi i fonti e 'l rio,Per se l'acque condur fin dal Giordano:E fra pochi sedendo a mensa lietaMescolar l'onde fresche al vin di Creta.

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