CANTO DECIMOTERZO.LIX.E il picciol Siloè, che puro e mondoOffria cortese ai Franchi il suo tesoro,Or di tepide linfe appena il fondoArido copre, e dà scarso ristoro.Nè il Po, qualor di Maggio è più profondo,Parria soverchio ai desiderj loro:Nè il Gange, o'l Nilo allor che non s'appagaDe' sette alberghi, e 'l verde Egitto allagaLX.S' alcun giammai tra frondeggianti rivePuro vide stagnar liquido argento:O giù precipitose ir acque vivePer Alpe, o in piaggia erbosa a passo lento;Quelle al vago desio forma e descrive,E ministra materia al suo tormento;Chè l'immagine lor gelida e molleL'asciuga e scalda, e nel pensier ribolle.LXI.Vedi le membra de guerrier robuste,Cui nè cammin per aspra terra preso,Nè ferrea salma, onde gir sempre onuste,Nè domò ferro alla lor morte inteso;Ch'or risolute, e dal calore aduste,Giacciono a se medesme inutil peso.E vive nelle vene occulto foco,Che pascendo le strugge a poco a poco.F IV
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