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T. 2 (1771)
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LA GERUSALEMME74XX.Questi appressando ove lor seggio han postoGli empj Demonj in quel ſelvaggio orrore;Non rimirar le nere ombre sì tosto,Che lor si scosse e tornò ghiaccio il core.Pur oltre ancor sen gían, tenendo ascostoSotto audaci sembianti il vil timore;E tanto s'avanzar, che lunge pocoErano omai dall' incantato loco.XXI.Esce allor della selva un suon repenteChe par rimbombo di terren che treme.E 'l mormorar degli Austri in lui si sente,E 'I pianto d'onda che fra scoglj geme:Come rugge il leon, fischia il serpente,Come urla il lupo, e come l'orso freme,V'odi; e v odi le trombe, e v odi il tuonoTanti e sì fatti suoni esprime un suono!XXII.In tutti allor s'impallidir le gote,E la temenza a mille segni apparse.Nè disciplina tanto, o ragion puote,Ch'osin di gire innanzi, o di fermarse:Chè all' occulta virtù che gli percuote,Son le difese loro anguste e scarse.Fuggono alfine; e un d'essi, in cotal guisaScusando il fatto, il pio Buglion n avvisa.