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T. 2 (1771)
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CANTO DUODECIMO.XCV.Quivi da faci, in lungo ordine accese,Con nobil pompa accompagnar la feo.E le sue arme, a un nudo pin sospese,Vi spiegò sopra in forma di trofeo.Ma come prima alzar le membra offeseNel dì seguente il cavalier poteo,Di riverenza pieno e di pietate,Visitò le sepolte ossa onorate.XCVI.Giunto alla tomba ove al suo spirto vivoDolorosa prigione il Ciel prescrisse;Pallido, freddo, muto, e quasi privoDi movimento, al marmo gli occhj affisse.Alfin sgorgando un lagrimoso rivo,In un languido oimè proruppe, e disse:O sasso amato ed onorato tantoChe dentro hai le mie fiamme, e fuori il pianto:XCVII.Non di morte sei tu, ma di vivaciCeneri albergo, ove è riposto Amore:E ben sento io da te le usate faciMen dolci si, ma non men calde al core.Deh prendi i miei sospiri, e questi baciPrendi ch'io bagno di doglioso umore:E dagli tu, poich'io non posso, almenoAlle amate reliquie ch'hai nel seno.

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