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T. 2 (1771)
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50 LA GERUSALEMMELVI.L'onta irrita lo sdegno alla vendetta:E la vendetta poi l'onta rinnova;Onde sempre al ferir, sempre alla frettaStimol novo s'aggiunge, e cagion nova.D'or in or più si mesce, e più ristrettaSi fa la pugna, e spada oprar non giova:Dansi co pomi, e, infelloniti e crudi,Cozzan con gli elmi insieme e con gli scudi.LVII.Tre volte il Cavalier la donna stringeCon le robuste braccia: ed altrettanteDa que nodi tenaci ella si scinge;Nodi di fier nemico, e non d'amante.Tornano al ferro: e l'uno e l'altro il tingeCon molte piaghe, e stanco ed anelanteE questi e quegli alfin pur si ritira,E dopo lungo faticar respira.LVIII.L'un l'altro guarda, e del suo corpo esangueSul pomo della spada appoggia il peso.Già dell' ultima stella il raggio langueAl primo albor ch'è in Oriente acceso.Vede Tencredi in maggior copia il sangueDel suo nemico, e sè non tanto offeso.Ne gode, e superbisce. Oh nostra folleMente, ch ogni aura di fortuna estolle!