i me.seen
CANTO UNDECIMO.LXXXIII.Ma pria che 'I pio Buglione il campo ceda,Fa indietro riportar gli egri e i languenti:E già non lascia a suoi nemici in predaL'avanzo de' suoi bellici tormenti.Pur salva la gran torre avvien che rieda,Primo terror delle nemiche genti:Comechè sia dall' orrida tempestaSdrucita anch'essa in alcun loco, e pesta.LXXXIV.Da gran periglj uscita ella sen vieneGiungendo a loco omai di sicurezza.Ma qual nave talor ch a vele pieneCorre il mar procelloso, e l'onde sprezza;Poscia in vista del porto, o su le arene,O su i fallaci scoglj un fianco spezza:O qual destrier passa le dubbie strade,E presso al dolce albergo incespa e cade:LXXXV.Tale inciampa la torre; e tal da quellaParte che volse all'impeto de' sassi,Frange due rote debili, sicch' ellaRuinosa pendendo arresta i passi.Ma le soppone appoggj, e la puntellaLo stuol che la conduce, e seco stassiInsin che i pronti fabbri intorno vanno,Saldando in lei d' ogni sua piaga il danno.
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