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CANTO UNDECIMO.LXXVII.Conosce il popol suo l'altera voce,E'l grido eccitator della battaglia:E riprendendo l'impeto veloceDi novo ancora alla tenzon si scaglia.Ma già la coppia dei Pagan feroceNel rotto accolta s'è della muraglia,Difendendo ostinata il varco fessoDal buon Tancredi e da chi vien con esso.LXXVIII.Quì disdegnoso giunge e minacciante,Chiuso nell' arme, il Capitan di Francia:E in su la prima giunta al fero ArganteL asta ferrata fulminando lancia.Nessuna rural machina si vanteD' avventar con più forza alcuna lancia.Tuona per l'aria la nodosa trave:V' oppon lo scudo Argante, e nulla pave.LXXIX.S' apre lo scudo al frassino pungente:Nè la dura corazza anco il sostiene;Chè rompe tutte l'arme, e finalmenteIl sangue Saracino a sugger viene.Ma si svelle il Circasso, e 'l duol non sente,Dall'arme il ferro affisso e dalle vene,E in Goffredo il ritorse: a te, dicendo,Rimando il tronco, e l'armi tue ti rendo.
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