CANTO UNDECIMO.XXXV.Vedeasi in alto il fero Elvezio ascesoMezzo l'aereo calle aver finito,Segno a mille saette, e non offesoD'alcuna sì che fermi il corso ardito:Quando un sasso ritondo e di gran peso,Veloce, come di bombarda uscito,Nell'elmo il coglie, e 'l risospinge a basso:E'l colpo vien dal lanciator Circasso.XXXVI.Non è mortal, ma grave il colpo e 'l saltoSì ch'ei stordisce, e giace immobil pondo.Argante allora in suon feroce ed alto:Caduto è il primo, or chi verrà secondo?Chè non uscite a manifesto assalto,Appiattati guerrier, s'io non m'ascondo?Non gioveranvi le caverne estrane;Ma vi morrete come belve in tane.XXXVII.Così dice egli; e per suo dir non cessaLa gente occulta; e tra i ripari caviE sotto gli alti scudi unita e spessaLe saette sostiene, e i pesi gravi;Già l'ariete alla muraglia appressaMachine grandi, e smisurate traviCh'han testa di monton ferrata e dura.Temon le porte il cozzo e l'alte mura.
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