CANTO DECIMO.LXXI.Così ce n'andavamo: e come l'altaProvvidenza del Cielo ordina e move,Il buon Rinaldo, il qual più sempre esaltaLa gloria sua con opre eccelse e nuove,In noi s avviene, e i cavalieri assaltaNostri custodi, e fa le usate prove:Gli uccide e vince, e di quell'arme loroFa noi vestir, che nostre in prima foro.LXXII.Io'l vidi, e 'l vider questi: e da lui portaCi fu la destra, e fu sua voce udita.Falso è il romor che qui risuona e portaSì rea novella, e salva è la sua vita:Ed oggi è il terzo dì che, con la scortaD'un peregrin, fece da noi partitaPer girne in Antiochia: e pria deposeL'arme che rotte aveva e sanguinose.LXXIII.Così parlava; e l'Eremita intantoVolgeva al Cielo l'una e l'altra luce.Non un color, non serba un volto: o quantoPiù sacro e venerabile or riluce!Pieno di Dio, ratto dal zelo, accantoAlle angeliche menti ei si conduce:Gli si svela il futuro, e nell' eternaSerie degli anni e delle età s'interna.
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