CANTO DECIMO.LIII.Aladin, ch'a lui contra era già sorto,Risponde: o come lieto or qui ti veggio,Diletto amico! or del mio stuol ch'è mortoNon sento il danno; e ben temea di peggio.Tu lo mio stabilire, e in tempo cortoPuoi ridrizzare il tuo caduto seggio,Se 'l Ciel nol vieta. Indi le braccia al collo,Così detto, gli stese e circondollo.LIV.Finita l'accoglienza, il Re concedeIl suo medesmo soglio al gran Niceno.Egli poscia a sinistra in nobil sedeSi pone, ed al suo fianco alluoga Ismeno.E mentre seco parla ed a lui chiedeDi lor venuta, ed ei risponde appieno,L'alta Donzella ad onorar in priaVien Solimano: ogni altro indi seguia.LV.Seguì fra gli altri Ormusse, il qual la schieraDi quegli Arabi suoi a guidar tolse:E mentre la battaglia ardea più fera,Per disusate vie così s'avvolse,Ch'ajutando il silenzio, e l'aria nera,Lei salva alfin nella Città raccolse:E con le biade, e co rapiti armentiAita porse alle affamate genti.X
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