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T. 1 (1771)
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CANTO DECIMO.XLVII.O saggio il Re di Tripoli che paceSeppe impetrar dai Franchi e regno insieme!Ma il Soldano ostinato, o morto or giaceO pur servil catena il piè gli preme:O nell'esiglio, timido e fugace,Si va serbando alle miserie estreme:E pur, cedendo parte, avria potutoParte salvar co' doni e col tributo.XLVIII.Così diceva; e s' avvolgea costuiCon giro di parole obliquo e incerto;Ch'a chieder pace, a farsi uom ligio altruiGià non ardia di consigliarlo aperto.Ma sdegnoso il Soldano i detti suiNon potea omai più sostener coperto;Quando il Mago gli disse: or vuoi tu darliAgio, Signor, che in tal maniera parli?XLIX.Io per me, gli risponde, or qui mi celoContra mio grado, e d'ira ardo e di scorno.Ciò disse appena, e immantinente il veloDella nube, che stesa è lor d'intorno,Si fende, e purga nell' aperto Cielo,Ed ei riman nel luminoso giorno:E magnanimamente in fiero visoRifulge in mezzo, e lor parla improviso:XTomo I.

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