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T. 1 (1771)
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310
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310 LA GERUSALEMMEXIV.Loda il vecchio i suoi detti: e perchè l'auraNotturna avea le piaghe incrudelite,Un suo licor v instilla, onde ristauraLe forze, e salda il sangue e le ferite.Quinci veggendo omai ch'Apollo inauraLe rose che l'Aurora ha colorite;Tempo è, disse, al partir; chè già ne scopreLe strade il Sol ch'altrui richiama all'opre.XV.E sovra un carro suo, che non lontanoQuinci attendea, col fier Niceno ei siede:Le briglie allenta, e con maestra manoAmbo 1 corsieri alternamente fiede.Quei vanno sì, che 'l polveroso pianoNon ritien della ruota orma, o del piede,Fumar gli vedi, ed anelar nel corso,E tutto biancheggiar di spuma il morso.XVI.Maraviglie dirò: s'aduna e stringeL'aer d'intorno, in nuvolo raccolto,Sicchè 'I gran carro ne ricopre e cinge;Ma non appar la nube o poco o molto:Nc sasso, che moral machina spinge,Penetreria per lo suo chiuso e folto:Ben veder ponno i duo' dal cavo senoLa nebbia intorno, e fuori il Ciel sereno.

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