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T. 1 (1771)
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CANTO DECIMO.Nè perchè senta inacerbir le doglieDelle sue piaghe, e grave il corpo ed egro,Vien però che si posi, e l'armi spoglie;Ma, travagliando, il dì ne passa integro.Poi quando l'ombra oscura al mondo toglieI varj aspetti, e i color tinge in negro,Smonta, e fascia le piaghe, e come puoteMeglio, d'un alta palma i frutti scuote.VI.E cibato di lor, sul terren nudoCerca adagiare il travagliato fianco,E, la testa appoggiando al duro scudo,Quetar i moti del pensier suo stanco.Ma d' ora in ora a lui si fa più crudoSentire il duol delle ferite, ed ancoRoso gli è il petto e lacerato il coreDagl'interni avoltoj, sdegno e dolore.VII.Alfin, quando già tutte intorno cheteNella più alta notte eran le cose,Vinto egli pur dalla stanchezza, in LeteSopì le cure sue gravi e nojose;E in una breve e languida quieteL'afflitte membra e gli occhj egri compose:E mentre ancor dormia, voce severaGl'intonò su le orecchie in tal maniera:V

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