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T. 1 (1771)
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CANTONONO.XVII.Vedete là di mille furti pienoUn campo più famoso assai che forte:Che quasi un mar nel suo vorace senoTutte dell'Asia ha le ricchezze assorte.Questo ora a voi (nè già potria con menoVostro periglio) espon benigna sorte.L'arme, e i destrier d'ostro guerniti e d'oroPreda fian vostra, e non difesa loro.XVIII.Nè questa è già quell'oste, onde la PersaGente, e la gente di Nicea fu vinta;Perchè, in guerra sì lunga e sì diversa,Rimasa n'è la maggior parte estinta:Es anco integra fosse, or tutta immersaIn profonda quiete, e d'arme è scinta.Tosto s opprime chi di sonno è carco:Chè dal sonno alla morte è un picciol varco.XIX.Su su venite: io primo aprir la stradaVuo, su i corpi languenti, entro ai ripari:Ferir, da questa mia, ciascuna spadaE l'arti usar di crudeltate impari.Oggi fia che di CRISTO il regno cada:Oggi libera l'Asia: oggi voi chiari.Così gl'infiamma alle vicine prove:Indi tacitamente oltre lor move.S iij

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