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T. 1 (1771)
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CANTO OTTAVO.LIX.Alfin questi sull' alba i lumi chiusc:Nè già fu sonno il suo queto e soave;Ma fu stupor, ch'Aletto al cor gl'infuse,Non men che morte sia, profondo e graveSono le interne sue virtù deluse,E riposo dormendo anco non ave;Chè la furia crudel gli s'appresentaSotto orribili larve, e lo sgomenta.LX.Gli figura un gran busto, ond' è divisoIl capo, e della destra il braccio è mozzo:E sostien con la manca il teschio inciso,Di sangue e di pallor, livido e sozzo.Spira, e parla spirando il morto viso,E'l parlar vien col sangue, e col singhiozzo:Fuggi Argillan, non vedi omai la luce?Fuggi le tende infami, e l'empio Duce.LXI.Chi dal fero Goffredo, e dalla frodeCh' uccise me, voi cari amici affida?D'astio dentro il fellon tutto si rode,E pensa sol come voi meco uccida.Pur, se cotesta mano a nobil lodeAspira, e in sua virtù tanto si fida,Non fuggir nò: plachi il Tiranno esangueLo spirto mio col suo malvagio sangue.R iij

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