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T. 1 (1771)
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247
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247CANTO OTTAVO.XVII.Si grida all'arme, all'arme; e Sveno, involtoNell'arme, innanzi a tutti oltre si spinge:E magnanimamente i lumi e'l voltoDi color, d'ardimento, infiamma e tinge.Ecco siamo assaliti, e un cerchio foltoDa tutti i lati ne circonda e stringe:E intorno un bosco abbiam d'aste e di spade,E sovra noi di strali un nembo cade.XVIII.Nella pugna inegual (perocchè ventiGli assalitori sono incontra ad unoMolti d' essi piagati, e molti spentiSon da cieche ferite all'aer bruno.Ma il numero degli egri e de' cadentiFra l'ombre oscure non discerne alcuno.Copre la notte i nostri danni, e l'opreDella nostra virtute insieme copre.XIX.Pur sì fra gli altri Sveno alza la fronte,Ch'agevol è che ognun vedere il possa:E nel bujo sue prove anco son conteA chi vi mira, e l'incredibil possa.Di sangue un rio, d'uomini uccisi un monteD'ogn'intorno gli fanno argine, e fossa:E dovunque ne va sembra che porteLo spavento negli occhj, e in man la morte.Qiv