CANTO OTTAVO.Molti scorta gli furo al Capitano,Vaghi d'udir dal peregrin novelle.Egli inchinollo, e l'onorata manoVolea baciar che fa tremar Babelle.Signor, poi dice, che con l'OceanoTermini la tua fama, e con le stelle,Venirne a te vorrei più lieto messo...Quì sospirava, e soggiungeva appresso:VI.Sveno, del Re de' Dani unico figlioGloria e sostegno alla cadente etade,Esser tra quei bramò, che 'I tuo consiglioSeguendo, han cinto per GESù le spade:Nè timor di fatica, o di periglio,Nè vaghezza del regno, nè pietadeDel vecchio genitor, sì degno affettoIntepidir nel generoso petto.VII.Lo spingeva un desio d'apprender l'arteDella milizia faticosa e duraDa te sì nobil mastro: e sentia in parteSdegno e vergogna di sua fama oscura;Già di Rinaldo il nome in ogni parteCon gloria udendo in verdi anni matura:Ma più ch'altra cagione, il mosse il zeloNon del terren, ma dell'onor del Cielo.Qij
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