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T. 1 (1771)
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CANTO SETTIMO.CXIII.Non può far quel magnanimo ch'almenoSia lor fuga più tarda, o più raccolta:Chè non ha la paura arte, nè freno,Nè pregar qui, nè comandar s'ascolta.Il pio Buglion, che i suoi pensieri appienoVede Fortuna a favorir rivolta,Segue della vittoria il lieto corso,E invia novello ai vincitor soccorso.CXIV.E se non che non era il dì che scrittoDio negli eterni suoi decreti avea;Quest' era forse il dì che 'I campo invitto.Delle sante fatiche al fin giungea.Ma la schiera infernal che in quel conflittoLa tirannide sua cader vedea;Sendole ciò permesso, in un momentoL'aria in nubi ristrinse, e mosse il vento.CXV.Dagli occhj de mortali un negro veloRapisce il giorno e 'l Sole: e par ch'avvampiNegro, via più ch orror d'inferno, il Cielo;Così fiammeggia infra baleni e lampi.Fremono i tuoni, e pioggia accolta in geloSi versa, e i paschi abbatte, e inonda i campi:Schianta i rami il gran turbo, e par che crolliNon pur le querce, ma le rocche, e i colli.

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