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CANTO SETTIMO.XCV.Prendi, volea già dirgli, un'altra spada:Quando novo pensier nacque nel core:Ch'alto scorno è de' suoi, dove egli cada,Chè di pubblica causa è difensore.Così nè indegna a lui vittoria aggrada,Nè in dubbio vuol porre il comune onore.Mentre egli dubbio stassi, Argante lanciaIl pomo e l'else alla nemica guancia.XCVI.E in quel tempo medesmo il destrier punge,E per venire a lotta oltra si caccia.La percossa lanciata all'elmo giunge,Sicchè ne pesta al Tolosan la faccia.Ma però nulla sbigottisce, e lungeRatto si svia dalle robuste braccia;Ed impiaga la man, ch'a dar di piglioVenia più fera che fermo artiglio.XCVII.Poscia gira da questa a quella parte,E rigirasi a questa, indi da quella:E sempre, e dove riede, e donde parteFere il Pagan d'aspra percossa e fella.Quanto avea di vigor, quanto avea d'arte,Quanto può sdegno antico, ira novella,A danno del Circasso or tutto aduna;E seco il Ciel congiura, e la Fortuna.Piv
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