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CANTO SETTIMO.LXXXIX.Ma il feroce Pagan, che seco vuolePiù stretta zuffa, a lui s avventa e serra.L'altro, ch'al peso di sì vasta moleTeme d'andar col suo destriero a terra,Quì cede, ed indi assale; e par che vole,Intorniando con girevol guerra;E i lievi imperj il rapido cavalloSegue del freno, e non pone orma in fallo.XC.Qual Capitan ch'oppugni eccelsa torreInfra paludi posta o in alto monte,Mille aditi ritenta, e tutte scorreL'arti e le vie; cotal s'aggira il Conte.E poi che non può scaglia all'arme torreCh'armano il petto, e la superba fronte;Fere i men forti arnesi, ed alla spadaCerca, tra ferro e ferro, aprir la strada.XCI.Ed in due parti o tre forate, e fatteL'arme nemiche ha già tepide e rosse:Ed egli ancor le sue conserva intatte,Nè di cimier, nè d'un sol fregio scosse.Argante indarno arrabbia, a voto batte,E spande senza pro l'ire e le posse.Non si stanca però; ma raddoppiandoVa tagli e punte, e si rinforza errando.P iij
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