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III
CANTO SETTIMO.LXXVII.E ben questo Aquilin nato direstiDi quale aura del Ciel più lieve spiriO se veloce sì, ch'orma non resti,Stendere il corso per l'arena il miri;O se 'l vedi addoppiar leggieri e presti,A destra ed a sinistra, angusti giri.Sovra tal corridore il Conte assisoMove all'assalto, e volge al Cielo il viso.LXXVIII.Signor, tu che drizzasti incontra l'empioGolía l'armi inesperte in Terebinto:Sicch'ei ne fu, che d'Israel fea scempio.Al primo sasso d'un garzone estinto;Tu fà ch'or giaccia (e fia pari l'esempioQuesto fellon da me percosso, e vinto:E debil vecchio or la superbia opprima,Come debil fanciul l'oppresse in prima.LXXIX.Così pregava il Conte: e le preghiere,Mosse dalla speranza in Dio sicura,S' alzar volando alle celesti spere,Come va foco al Ciel per sua natura.Le accolse il Padre eterno, e fra le schiereDell'esercito suo tolse alla curaUn che'l difenda: e sano, e vincitoreDalle man di quell'empio il tragga fuore.Tomo I.
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