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T. 1 (1771)
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218
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218 LA GERUSALEMMELVI.Da sì fatto furor commosso, appellaL'araldo, e con parlar tronco gl'impone:Vattene al campo, e la battaglia fellaNunzia a colui ch'è di GESù campione.Quinci alcun non aspetta, e monta in sellaE fa condursi innanzi il suo prigione.Esce fuor della terra, e per lo colleIn corso vien precipitoso e folle.LVII.Dà fiato intanto al corno, e n'esce il suonoChe d'ogn' intorno orribile s'intende:E in guisa pur di strepitoso tuonoGli orecchj e 'l cor degli aſcoltanti offende.Già i Principi Cristiani accolti sonoNella tenda maggior dell'altre tende.Quì fè l'araldo sue disfide, e incluseTancredi pria, nè però gli altri escluse.LVIII.Goffredo intorno gli occhj gravi e tardiVolge con mente allor dubbia e sospesa:Nè perchè molto pensi e molto guardi,Atto gli s'offre alcuno a tanta impresa.Vi manca il fior de' suoi guerrier gagliardi:Di Tancredi non s'è novella intesa;E lunge è Boemondo, ed ito è in bandoL'invitto Eroe ch'uccise il fier Gernando.

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