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T. 1 (1771)
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187
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CANTO SESTO.187LXXXIII.Ah perchè forti a me Natura, e 'l CieloAltrettanto non fer le membra, e 'l petto,Onde potessi anch'io la gonna, e'l veloCangiar nella corazza, e nell'elmetto?Chè sì non riterrebbe arsura, o gelo,Non turbo, o pioggia il mio infiammato affetto;Ch'al Sol non fossi ed al notturno lampo,Accompagnata o sola, armata in campo.LXXXIV.Già non avresti, o dispietato Argante,Col mio signor pugnato tu primiero;Ch'io sarei corsa ad incontrarlo innante,E forse or fora qui mio prigioniero:E sosterria dalla nemica amanteGiogo di servitù dolce e leggiero.E già per li suoi nodi i' sentireiFatti soavi, e alleggeriti i miei.LXXXV.Ovvero a me, dalla sua destra il fiancoSendo percosso, e riaperto il core;Pur risanata in cotal guisa almancoColpo di ferro avria piaga d'Amore.Ed or la mente in pace, c'l corpo stancoRiposeriansi: e forse il vincitoreDegnato avrebbe il mio cenere e l'ossaD'alcun onor di lagrime, e di fossa.