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CANTO SESTO.LXXI.L'un così le ragiona: o verginella,Che le mie leggi insino ad or serbasti,Io mentre ch'eri de' nemici ancella,Ti conservai la mente, e i membri casti:E tu, libera, or vuoi perder la bellaVerginità che in prigionia guardasti?Ahi nel tenero cor questi pensieriChi svegliar può? chè pensi? oimè, chè speri?LXXII.Dunque il titolo tu d'esser pudicaSì poco stimi, e d'onestate il pregio;Che te n andrai fra nazion nemica,Notturna amante, a ricercar dispregio?Onde il superbo vincitor ti dica:Perdesti il regno, e in un l'animo regio:Non sei di me tu degna; e ti concedaVolgare agli altri e mal gradita preda?LXXIII.Dall'altra parte il consiglier fallaceCon tai lusinghe al suo piacer l'alletta:Nata non sei tu già d'orsa vorace,Nè d'aspro e freddo scoglio, o giovinetta,Ch'abbia a sprezzar d'Amor l'arco e la face,Ed a fuggir ognor quel che diletta:Nè petto hai tu di ferro, o di diamante,Che vergogna ti sia l'esser amante.Miv