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T. 1 (1771)
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CANTO SESTO.LIX.Venne a Gerusalemme, e quivi accoltaFu dal Tiranno del paese Ebreo;Ma tosto pianse, in nere spoglie avvolta,Della sua genitrice il fato reo.Pur, nè 'l duol che le sia per morte tolta,Nè l'esilio infelice unqua poteoL'amoroso desio sveller dal core,Nè favilla ammorzar di tanto ardore.LX.Ama, ed arde la misera, e sì pocoIn tale stato chè sperar le avanza,Che nudrisce nel sen l' occulto foco,Di memoria via più, che di speranza:E quanto è chiuso in più secreto loco,Tanto ha l'incendio suo maggior possanzaTancredi alfine, a risvegliar sua spene,Sovra Gerusalemme ad oste viene.LXI.Sbigottir gli altri all' apparir di tantoNazioni, e sì indomite, e sì fere;Fè sereno ella il torbido sembiante,E lieta vagheggiò le squadre altere:E con avidi sguardi il caro amanteCercando gía fra quelle armate schiere.Cercollo invan sovente, ed anco spessoRaffigurollo; e disse: egli è pur desso.M ij

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