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T. 1 (1771)
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CANTO SESTO.XXIX.Questi un fu di color, cui dianzi acceseDi gir contra il Pagano alto desio:Pur cedette a Tancredi, e n sella asceseFra gli altri, che'l seguiro, e seco uscíoOr veggendo sue voglie altrove intese,E starne lui quasi al pugnar restío;Prende, giovine audace e impaziente,L occasione offerta avidamente.XXX.E veloce così, che tigre, o pardoVa men ratto talor per la foresta,Corre a ferir il Saracin gagliardo,Che d'altra parte la gran lancia arresta.Si scuote allor Tancredi, e dal suo tardoPensier, quasi da un sonno, alfin si desta:E grida ei ben: la pugna è mia; rimanti.Ma troppo Ottone è già trascorso innanti.XXXI.Onde si ferma, e d'ira e di dispettoAvvampa dentro, e fuor qual fiamma è rosso;Perch' ad onta si reca, ed a difetto,Ch'altri si sia primiero in giostra mosso.Ma intanto a mezzo il corso in su l'elmettoDal giovin forte è il Saracin percosso.Egli all' incontro a lui col ferro nudoFende l'usbergo, e pria rompe lo scudo.

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