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T. 1 (1771)
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CANTO SESTO.XI.Tosto sia che qui giunga: or se frattantoSon le nostre castella oppresse e serve,Non ce ne caglia, purchè 'l regal mantoE la mia nobil reggia lo mi conserve.Tu l'ardimento, e questo ardore alquantoTempra, per Dio, che'n te soverchio ferve:Ed opportuna la stagione aspettaAlla tua gloria, ed alla mia vendetta.XII.Forte sdegnossi il Saracino audace;Ch' era di Solimano emulo antico;Sì amaramente ora d'udir gli spiaceChe tanto sen prometta il Rege amico.A tuo senno, risponde, e guerra e paceFarai, Signor, nulla di ciò più dico.S' indugi pure, e Soliman s' attenda;Ei, che perdè il suo regno, il tuo difenda.XIII.Vengane a te, quasi celeste messo,Liberator del popolo Pagano:Ch'io, quanto a me, bastar credo a me stesso,E sol vuò libertà da questa mano.Or, nel riposo altrui, siami concessoCh'io ne discenda a guerreggiar nel piano:Privato cavalier, non tuo campione,Verrò co' Franchi a singolar tenzone.Lij

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