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T. 1 (1771)
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CANTO QUINTO.LXXI.E in tal modo comparte i detti sui,E'l guardo lusinghiero, e'l dolce riso,Ch'alcun non è che non invídi altrui:Nè il timor dalla speme è in lor diviso.La folle turba degli amanti, a cuiStimolo è l'arte d'un fallace viso,Senza fren corre, e non gli tien vergogna,E loro indarno il Capitan rampogna.LXXII.Ei ch' egualmente satisfar desiraCiascuna delle parti, e in nulla pende;Sebben alquanto or di vergogna, or d'iraAl vaneggiar de' cavalier s'accende;Poich' ostinati in quel desio li mira,Novo consiglio in accordarli prende.Scrivansi i vostri nomi, ed in un vasoPongansi, disse, e sia giudice il caso.LXXIII.Subito il nome di ciascun si scrisse,E in picciol'urna posti e scossi foro,E tratti a sorte: e'l primo che n uscisseFu il Conte di Pembrozia Artemidoro.Legger poi di Gherardo il nome udisse:Ed uscì Vincilao dopo costoro:Vincilao, che sì grave e saggio innante,Canuto or pargoleggia e vecchio amante.Kiv

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