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T. 1 (1771)
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CANTO QUARTO.LXXXIX.Ad altri poi, ch'audace il segno varca,Scorto da cieco e temerario duce,De' cari detti, e de' begli occhj è parca,E in lui timore e riverenza induce:Ma fra lo sdegno, onde la fronte è carca,Pur anco un raggio di pietà riluce;Sicch' altri teme ben, ma non dispera:E più s'invoglia, quanto appar più altera.XC.Stassi talvolta ella in disparte alquanto,E'l volto e gli atti suoi compone e fingeQuasi dogliosa; e infin su gli occhj il piantoTragge sovente, e poi dentro il respinge.E con quest' arti a lagrimar intantoSeco mill' alme semplicette astringe;E in fuoco di pietà strali d'amoreTempra, onde pera a sì fort'arme il core.XCI.Poi, siccome ella a quei pensier s'invole,E novella speranza in lei si deste,Ver gli amanti il piè drizza, e le parole,E di gioja la fronte adorna e veste:E lampeggiar fa quasi un doppio Sole,Il chiaro sguardo, e'l bel riso celesteSu le nebbie del duolo oscure e folte,Ch'avea lor prima intorno al petto accolte.

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