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T. 1 (1771)
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113
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CANTO QUARTO. 113LIX.Nè perch'or sieda nel mio seggio, e'n fronteGià gli risplenda la regal corona,Pone alcun fine a miei gran danni, all'onte;Sì la sua feritate oltre lo sprona.Arder minaccia entro 'l castello Aronte,Se di proprio voler non s'imprigiona;Ed a me, lassa, e insieme ai miei consortiGuerra annunzia non pur, ma strazj, e morti.LX.Ciò dice egli di far, perchè dal voltoCosì levarsi la vergogna crede;E ritornar nel grado, ond'io l'ho tolto,L'onor del sangue, e della regia sede.Ma il timor n'è cagion, chè non ritoltoGli sia lo scettro, ond'io son vera erede;Chè sol, s'io caggio, por fermo sostegno,Con le ruine mie, puote al suo regno.LXI.E ben quel fine avrà l'empio desire,Che già il Tiranno ha stabilito in mente;E saran nel mio sangue estinte l'ire,Che dal mio lagrimar non fiano spente,Se tu nol vieti: a te rifuggo, o Sire,Io misera fanciulla, orba, innocente:E questo pianto, ond'ho i tuoi piedi aspersi,Vagliami sì, che 'l sangue io poi non versi.Tomo I.H