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T. 1 (1771)
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CANTO TERZO.LXV.Da quel giro del campo è contenutoDella cittade il terzo, o poco meno:Chè d'ogni intorno non avria potuto(Cotanto ella volgea) cingerla appieno.Ma le vie tutte, ond'aver puote ajuto,Tenta Goffredo d'impedirle almeno:Ed occupar fa gli opportuni passi,Onde da lei si viene, ed a lei vassi.LXVI.Impon che sian le tende indi muniteE di fosse profonde, e di trinciere:Che d'una parte a cittadine uscite,Dall'altra oppone a correrie straniere.Ma poi che fur queste opere finite,Voll'egli il corpo di Dudon vedere:E colà trasse, ove il buon Duce estintoDa mesta turba e lagrimosa è cinto.LXVII.Di nobil pompa i fidi amici ornaroIl gran feretro, ove sublime ei giace.Quando Goffredo entrò, le turbe alzaroLa voce assai più flebile e loquace.Ma con volto nè torbido, nè chiaroFrena il suo affetto il pio Buglione, e tace.E poi che n lui, pensando, alquanto fisseLe luci ebbe tenute, alfin sì disse.

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