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CANTO TERZO.XXXV.Clorinda emula sua tolse di vitaIl forte Ardelio, uom già d'età matura;Ma di vecchiezza indomita, e munitaDi due gran figlj, e pur non fu sicura;Ch'Alcandro il maggior figlio aspra feritaRimosso avea dalla paterna cura:E Poliferno, che restogli appresso.A gran pena salvar potè se stesso.XXXVI.Ma Tancredi, dappoi ch'egli non giungeQuel villan, che destriero ha più corrente,Si mira addietro, e vede ben che lungeTroppo è trascorsa la sua audace gente:Vedela intorniata, e'l corsier punge,Volgendo il freno, e là s' invia repente:Ned egli solo i suoi guerrier soccorre;Ma quello stuol ch'a tutti i rischj accorre.XXXVII.Quel di Dudon avventurier drappello,Fior degli eroi, nerbo e vigor del campo.Rinaldo il più magnanimo e 'l più bello,Tutti precorre; ed è men ratto il lampo.Ben tosto il portamento e 'l bianco augelloConosce Erminia nel celeste campo;E dice al Re che'n lui fissa lo sguardo:Eccoti il domator d'ogni gagliardo.
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