un fait
CANTO TERZO.XXIII.Ei ch'al cimiero, ed al dipinto scudoNon badò prima, or, lei veggendo, impetra.Ella, quanto può meglio, il capo ignudoSi ricopre, e l'assale; ed ei s'arretra.Va contra gli altri, e ruota il ferro crudo;Ma però da lei pace non impetra;Chè minacciosa il segue, e volgi, grida:E di due morti in un punto lo sfida.XXIV.Percosso il cavalier non ripercote;Nè si dal ferro a riguardarsi attende,Come a guardar i begli occhj e le gote,Ond' Amor l'arco inevitabil tende.Fra se dicea: van le percosse voteTalor che la sua destra armata scende:Ma colpo mai del bello ignudo voltoNon cade in fallo, e sempre il cor m'è colto.XXV.Risolve alfin, benchè pietà non spere,Di non morir, tacendo, occulto amante.Vuol ch'ella sappia ch'un prigion suo fereGià inerme, e supplichevole e tremante.Onde le dice: o tu che mostri averePer nemico me sol fra turbe tante,Usciam di questa mischia; ed in disparteIo potrò teco, e tu meco provarte.
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