CANTO TERZO.XVII.Porta sì salda la gran lancia, e in guisaVien feroce e leggiadro il giovinetto;Che veggendolo d'alto il Re, s'avvisaChe sia guerriero infra gli scelti eletto.Onde dice a colei ch'è seco assisa.E che già sente palpitarsi il petto:Ben conoscer dei tu per sì lungo usoOgni Cristian, benchè nell'armi chiuso.XVIII.Chi è dunque costui che così beneS'adatta in giostra, e fero in vista è tanto?A quella, in vece di risposta, vieneSu le labbra un sospir, su gli occhj il pianto.Pur gli spirti e le lagrime ritiene,Ma non così che lor non mostri alquanto:Chè gli occhj pregni un bel purpureo giroTinse, e roco spuntò mezzo il sospiro.XIX.Poi gli dice infingevole, e nascondeSotto il manto dell' odio altro desio:Oimè! bene il conosco, ed ho ben dondeDeggia fra mille riconoscerl' io:Chè spesso il vidi i campi e le profondeFosse del sangue empir del popol mio.Ahi quanto è crudo nel ferire! a piagaCh'ei faccia, erba non giova, od arte maga.
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