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T. 1 (1771)
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CANTO SECONDO.XCV.Così di messaggier fatto è nemico;Sia fretta intempestiva o sia matura,La ragion delle genti, e l'uso anticoS'offenda o no, ne 'l pensa egli, ne 'l cura:Senza risposta aver va per l'ainicoSilenzio delle stelle all'alte mura,D'indugio impaziente; ed a chi restaGià non men la dimora anco è molesta.XCVI.Era la notte allor ch'alto riposoHan l'onde e i venti, e parca muto il mondo,Gli animai lassi, e quei che'l mare ondoso,O de' liquidi laghi alberga il fondo,E chi si giace in tana, o in mandra ascoso,E i pinti augelli nell' oblio giocondoSotto il silenzio de' secreti orroriSopían gli affanni, e raddolciano i cori.XCVII.Ma ne'l campo fedel, ne 'l Franco DucaSi discioglie dal sonno, o almen s'accheta;Tanta in lor cupidigia è che rilucaOmai del ciel l'alba aspettata e lieta,Perchè il cammin lor mostri, e gli conducaAlla città che al gran passaggio è meta,Mirando ad or ad or se raggio alcunoSpunti, o rischiari della notte il bruno.Tomo I. Fine del Canto secondo.