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T. 1 (1771)
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LA GERUSALEMMEII.O Musa, tu, che di caduchi alloriNon circondi la fronte in Elicona,Ma su nel Cielo infra i beati coriHai di stelle immortali aurea corona;Tu spira al petto mio celesti ardori,Tu rischiara il mio canto, e tu perdona'S' intesso fregj al ver, s'adorno in parteD'altri diletti, che de' tuoi le carte.III.Sai che là corre il mondo, ove più versiDi sue dolcezze il lusinghier Parnaso;E che'l vero condito in molli versi,I più schivi allettando ha persuaso.Così all'egro fanciul porgiamo aspersiDi soavi licor gli orli del vaso:Succhi amari, ingannato, intanto ei beve,E dall'inganno suo vita riceve.IV.Tu magnanimo Alfonso, il qual ritogliAl furor di fortuna, e guidi in portoMe peregrino errante, e fra gli scoglj,E fra l'onde agitato, e quasi assorto;Queste mie carte in lieta fronte accogli,Che quasi in voto a te sacrate i porto.Forse un dì fia, che la presaga pennaOsi scriver di te quel ch or n accenna.