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ILLUSTRAZIONI.
tu fossi una cosa: ma tu sottostavi alla fortuna.... Quei mol-tissimi die si scandalezzano di Bruto e gli fanno carico delladetta sentenza, danno a vedere l’ima delle due cose: o che nonabbiano mai praticato familiarmente colla virtù, o che noli ab-biano esperienza degl’infortuni, il che, fuori del primo caso, nonpare che si possa credere. E in ogni modo 6 certo che poco inten-dono e meno sentono la natura infelicissima delle cose umane,o si maravigliano ciecamente che le dottrine del Cristianesimonon fossero professate avanti di nascere. Quegli altri che tor-cono le dette parole a dimostrare che Bruto non fosse mai quel-l’uomo santo e magnanimo che fu riputato vivendo, e conchiu-dono che morendo si smascherasse, argomentano a rovescio; eso credono che quelle parole gli venissero dall’animo, e cheBruto, dicendo questo, ripudiasse effettivamente la virtù, veg-gano come si possa lasciare quello che non si è mai tenuto, edisgiungersi da quello che s’è avuto sempre discosto....
Che il poeta meditasse e vagheggiasse già da tempoquei concetti e quei sentimenti che poi espresse nelBruto e nella Saffo, mostrano due brani di lettera alGiordani, l’uno del 2 marzo 1818, l’altro del 26 aprile1819 (Epist. I, 127, 197):
In somma io mi sono rovinato con sette anni di studio mattoe disperatissimo in quel tempo che mi s’andava formando e misi doveva assodare la complessione. E mi sono rovinato infeli-cemente e senza rimedio per tutta la vita, e fendutomi l’aspettomiserabile, e dispregevolissima tutta quella gran parte dell’uomo,che è la sola a cui guardino i più: e coi più bisogna conversare inquesto mondo; e non solamente i più, ma chicchessia è costrettoa desiderare che la virtù non sia senza qualche ornamento este-riore, e trovandonela nuda affatto, s’attrista, e per forza di na-tura, che nessuna sapienza può vìncere, quasi non ha coraggiod’amare quel virtuoso in cui niente è bello fuorché l’animo.
Io non trovo cosa desiderabile in questa vita, se non i dilettidel cuore e la contemplazione della bellezza, la qual m’è ne-gata affatto in questa misera condizione. Oltre che i libri, oparticolarmente i vostri, mi scorano insegnandomi che la bel-lezza appena è mai che si trovi insieme colla virtù, non ostanteche sembri compagna e sorella. Il che mi fa spasimare e dispe-rare. Ma questa medesima virtù quante volte io sono quasistrascinato di malissimo grado a bestemmiare con Bruto mori-bondo. Infelice, che per quel detto si rivolge in dubbio la suavirtù, quand'io veggo per esperienza e mi persuado che sia laprova più forte che ne potesse dar egli, e noi recare in favor suo.