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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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A UN VINCITORE NEL PALLONE. 271

olii rifletto non opera e poco immagina, e le grandi illusioni nonson fatte per lui.

(18 giugno 1820). Lamor della gloria è una passiono così pro-pria delluomo in società e cosi naturale, che anche ora, intanta morto del mondo o mancanza di ogni sorta di eccita-menti, nondimeno i giovani sentono il bisogno di distinguersi,e, non trovando altra strada aperta come una volta, consu-mano le forze della loro giovanezza, e studiano tutte lo arti, egettano la salute del corpo, e si abbreviano la vita, non tanto perlamor del piacere, quanto per esser notati e invidiati e vantarsidi vittorie vergognose, che tuttavia il mondo ora applaude, nonrestando a un giovano altra maniera di far valere il suo corpo,

0 procacciarsene lode, che questa. Giacché ora pochissimo ancheall'animo, ma tuttavia allanimo rosta qualche via di gloria, maal corpo, che ò quella parte ohe fa il più, e nella quale consisteper natura delle cose il valore della massima parte degli uomini,non resta altra strada.

Sebbene è spento nel mondo il grande e il bello e il vivo, nonne è spenta in noi linclinazione. Se è tolto lottenere, non ètolto possìbile a togliere il desiderare. Non è spento neigiovani lardore che li porta a procacciarsi una vita e a sde-gnare la nullità e la monotonia. (1 agosto 1820).

Non ci son forse uomini così atti ad esser tiranneggiati come

1 deboli di corpo, da qualunque cagione provenga questa debo-lezza, o da lascivia e mollezza, come presso i Persiani die dopoil tempo di Ciro divennero lesempio dellavvilimento e dellaservitù, o da macerazione eco. Nel corpo debole non alberga co-raggio, non fervore, non altezza di sentimenti, non forza dillu-sioni eco. (30 sett. 1820). Nel corpo servo anche lanima è serva.

Bisogna ricordarsi che linvenzione della polvere contribuì nonpoco allindebolimento delle generazioni:. sopprimendo o to-

gliendo per conseguenza la necessità di quegli esercizi che odirettamente o indirettamente, come i giuochi atletici, servi-vano a render gli uomini vigorosi ed atti alla guerra (4-5 otto-bre 1820).

È osservabile, nella differenza tra i giuochi greci e i romani,la naturalezza dei primi che combattevano nella lotta, nel corsoecc., appresso a poco coi soli strumenti datici dalla natura,laddove i Romani collo spade e altri istrnmenti artifiziali.E quindi la diversa destinazione di quei giuochi, diretti pressogli uni ad ingrandir quasi la natura ed eccitare le grandi im-magini, sentimenti ecc., presso gli altri o al semplice sollazzoo alladdestramento militare. Così che quelli andavano alla sor-gente universale delle grandi imprese, questi si fermavano ad