La ginestra.
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E se appressar lo vede, o se nel cupoDel domestico pozzo ode inai l’acquaFervendo gorgogliar, desta i figliuoli,
Desta la moglie in fretta, e via, con quantoDi lor cose rapir posson, fuggendo,
Vede lontan l’usato
Suo nido, e il picciol campo
Che gli fu dalla fame unico schermo.
Preda al flutto rovente,
Che crepitando giunge, e inesoratoDurabilmente sopra quei si spiega.
Torna al celeste raggio,
Dopo l’antica obblivion, l’estintaPompei, come sepoltoScheletro, cui di terraAvarizia o pietà rende all’aperto;
E dal deserto Foro
Diritto infra le file
De’ mozzi colonnati il peregrino
Lunge contempla il bipartito giogo
E la cresta fumante,
Ch’alia sparsa ruina ancor minaccia.
E nell’ orror della secreta nottePer li vacui teatri,
Per li templi deformi e per le rotteCase, ove i parti il pipistrello ascondeCome sinistra faceChe per vóti palagi atra s’aggiri,
Corre il baglior della funerea lava,
Che di lontan per l’ombre
Rosseggia e i lochi intorno intorno tinge.
Cosi, dell’uomo ignora e dell’ etadi
Ch’ei chiama antiche, e del seguir che fanno
Dopo, gli avi i nepoti,
Sta natura ognor verde, anzi procedePer si lungo cammino,
Che sembra star. Caggiono i regni intanto,Passan genti e linguaggi: ella noi vede:
E l’uom d’eternità s’arroga il vanto.
E tu, lenta ginestra,
/At.>
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