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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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PALINODIA. 195

Alle late campagne il giorno involi,

Copriran le gazzette, anima e vitaDelluniverso, e di savere a questaEd alle età venture unica fonte!

Quale un fanciullo, con assidua cura,

Di fogliolini e di fuscelli, in formaO di tempio o di torre o di palazzo,

Un edificio innalza; e come primaFornito il mira, ad atterrarlo è vólto,

Perchè gli stessi a lui fuscelli e fogliPer novo lavorio son di mestieri;

Così natura ogni opra sua, quantunqueDalto artificio a contemplar, non primaVede perfetta, eha disfarla imprende,

Le parti sciolte dispensando altrove.

E indarno a preservar se stesso ed altroDal gioco reo, la cui ragion gli è chiusaEternamente, il mortai seme accorreMille virtudi oprando in mille guiseCon dotta man: chè, dogni sforzo in onta,

La natura crudel, fanciullo invitto,

Il suo capriccio adempie, e senza posaDistruggendo e formando si trastulla.

Indi varia, infinita una famigliaDi mali immedicabili e di penePreme il fragil mortale, a perir fattoIrreparabilmente: indi una forzaOstil, distruggitrice, e dentro il fereE di fuor da ogni lato, assidua, intentaDal che nasce; e laffatica e stanca,

Essa indefatigata; insin chei giaceAlfin dallempia madre oppresso e spento.Queste, o spirto gentil, miserie estremeDello stato mortai; vecchiezza e morte,Chhan principio dallor che il labbro infantePreme il tenero sen che vita instilla;Emendar, mi cred io, non può la lietaNonadecima età più che potesseLa decima o la nona, e non potrannoPiù di questa giammai l'età future.