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PALINODIA. 195
Alle late campagne il giorno involi,
Copriran le gazzette, anima e vitaDell’universo, e di savere a questaEd alle età venture unica fonte!
Quale un fanciullo, con assidua cura,
Di fogliolini e di fuscelli, in formaO di tempio o di torre o di palazzo,
Un edificio innalza; e come primaFornito il mira, ad atterrarlo è vólto,
Perchè gli stessi a lui fuscelli e fogliPer novo lavorio son di mestieri;
Così natura ogni opra sua, quantunqueD’alto artificio a contemplar, non primaVede perfetta, eh’a disfarla imprende,
Le parti sciolte dispensando altrove.
E indarno a preservar se stesso ed altroDal gioco reo, la cui ragion gli è chiusaEternamente, il mortai seme accorreMille virtudi oprando in mille guiseCon dotta man: chè, d’ogni sforzo in onta,
La natura crudel, fanciullo invitto,
Il suo capriccio adempie, e senza posaDistruggendo e formando si trastulla.
Indi varia, infinita una famigliaDi mali immedicabili e di penePreme il fragil mortale, a perir fattoIrreparabilmente: indi una forzaOstil, distruggitrice, e dentro il fereE di fuor da ogni lato, assidua, intentaDal dì che nasce; e l’affatica e stanca,
Essa indefatigata; insin ch’ei giaceAlfin dall’empia madre oppresso e spento.Queste, o spirto gentil, miserie estremeDello stato mortai; vecchiezza e morte,Ch’han principio d’allor che il labbro infantePreme il tenero sen che vita instilla;Emendar, mi cred’ io, non può la lietaNonadecima età più che potesseLa decima o la nona, e non potrannoPiù di questa giammai l'età future.