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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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CANTI.

XVIi.

CONSALVO.

Presso alla fin di sua dimora in terra,

Giacea Consalvo; disdegnóso' un tempoDel suo destino, or già non più, che a mezzoIl quinto lustro, gli pendea i sul capo11 sospirato obblio. Qual da'gran tempo,

Cosi giacea nel funeral suo giorno 1

Dai piti'dfletti "amici abbandonato:

Chamico in terra al lungo andar nessunoResta a colui che della terra, è schivo.

Pur gli era al fiancò, da pietà' condottaA consolare il suo deserto stato, . -

Quella che sola e sempre eragli a mente,

Per divina beltà famosa Elvira;

'Conscia del suo poter, conscia che un guardoSuo lieto, un détto - tP'àlcùn dolce asperso/' 'Ben mille volte ripetuto e mille iNel costante pensier, sostegno e cibò'

Esser solea allinfelice amante:

Benché nulla damor parola uditaAvessella da lui. Sempre in quellalma ,

Era del gran desio stato piu forte

Un sovrano timor. Cosi lavea

Fatto schiavo e fanciullo il troppo amore.

Ma ruppe alfin la morte il nodi? antico .

Alla sua lingua. Poièlie certi i SégniSentendo di quel che luom discioglie, ' iLei, già mossa a partir, presa per mano,

E quella man bianchissima stringendo,

Disse: tu parti, e lora Ornai tt sforza:

Elvira, addio. Non ti vedrò, chio creda,Un'altra volta. Or dunque addio. Ti rendoQual maggior grazia mai delle tue cureDar possa il labbro mio. Premio daratli