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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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CANTI.

Ondio quasi me stesso e il mondo obblioSedendo immoto; e già mi par che sciolteGiacciali le membra mie, spirto o sensoPiù le commova, e lor quiete anticaCo silenzi del loco si confonda.

Amore, amore, assai lungi volastiDal petto mio, che fu caldo un giorno,Anzi rovente. Con sua fredda manoLo strinse la sciaura, e in ghiaccio è vóltoNel fior degli anni. Mi sovvien del tempoChe mi scendesti in seno. Era quel dolceE irrevocabil tempo, allor che sapreAl guardo giovanil questa infeliceScena del mondo, e gli sorride in vistaDi paradiso. Al garzoncello il coreDi vergine speranza e di desioBalza nel petto; e già saccinge allopraDi questa vita come a danza o giocoIl misero mortai. Ma non tosto,

Amor, di te maccorsi, e il viver mioFortuna avea già rotto, ed a questi occhiNon altro convenia che il pianger sempre.Pur se talvolta per le piagge apriche,

Su la tacita aurora o quando al soleBrillano i tetti e i poggi e le campagne,Scontro di vaga donzellata il viso;

O qualor nella placida quieteDestiva notte, il vagabondo passoDi rincontro alle ville soffermando,

Lerma terra contemplo, e di fanciullaChe allopre di sua man la notte aggiungeOdo sonar nelle romite stanzeLarguto canto; a palpitar si moveQuesto mio cor di sasso: ahi, ma ritornaTosto al ferreo sopor; ehè. fatto estranoOgni moto soave al petto mio.

O cara luna, al cui tranquillo raggioDanzan le lepri nelle selve; e duolsiAlla mattina il cacciatoi, che trovaLorine intricate e false, e dai covili