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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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LA VITA PEL POETA.

La risoluzione chio aveva presa non era immaturanuova. Io laveva fissata già da un mese, e lavea concepitafin da quando conobbi la mia condizione e i principii immuta-bili di mio padre, cioè da parecchi anni. Io non sono pentito cangiato. Ho desistito dal mio progetto per ora, non forzato persuaso, ma commosso e ingannato. Persuaso non potevaessere, come anche persuadere, perchè le nostre massimesono opposte, e perciò fuggo ogni discorso su questa materia,giacché il discorso non può esser concorde quando i fondamentisono discordi. Se mi opporranno la forza, io vinceiò, perchè chi6 risoluto di ritrovare o la morte o una vita migliore, ha la vit-toria nelle sue mani. Le mie risoluzioni non sono passeggerecome quelle degli altri, e come mio padre stimo che si persuadaper dormire i suoi sonni in pace, come suol dire. Io non vogliovivere in Recanati. Se mio padre mi procurerà i mezzi di uscire,come mi ha promesso, io vivrò grato e rispettoso, come qua-lunque ottimo figlio,- se no, quello che doveva accadere o non èaccaduto, non 6 altro che differito. Mio padre crede chio dagiovinastro inesperto non conosca gli uomini. Vorrei non cono-scerli, così scellerati come sono. Ma forse sono più avanti cheglinon simmagina. Non creda d'ingannarmi, che la sua dissimu-lazione è profonda ed eterna; sappia però ch'io non mi fido dilui, più di quello chegli si fidi di me. |In una copia di questalettera, di mano della Paolina, si legge anche peggio : So lasua dissimulazione è profonda ed eterna, sappia però chio nonmi fido di lui, più che mi fiderei dun nemico.] Si vanti, sovuole, davermi ingannato, dicendomi a chiare note ch'egli, nonvolendomi forzare in nessunissima guisa , non facea nessunpasso per intercettarmi il passaporto. Sii parve di vedergli ilcuore sulle labbra, e feci quello che non avea fatto da moltianni: gli prestai fede, fui ingannato, e per l'ultima volta.

La requisitoria non si ferma qui. Giacomo accusaprincipalmente Monaldo di non averlo mai compreso.E continua (225-6):

Domando se questo è il premio che mi doveva aspettare; do-mando se cè un altro padre nella stessa Recanati, in circo-stanze molto più incomode del mio, che avendo un figlio dellesperanze chio dava, non avesse fatti tutti gli sforzi possibiliper procurargli quello che a chiunque mi conosce è sembratonaturale e necessario, fuorché a mio padre.... E se mio padre,aborrendo ognidea di grande e di straordinario, si pente da-vernii lasciato studiare, si duole che il cielo non mabbia fattouna talpa, e in ogni modo, non solamente non mi concede niente