MONALDO.
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della storia, e la critica che vigila per ricacciarlaindietro. Si ripensi al Tasso. Per codesto predilettoinfelice, indulgenza sconlìnala ed ammirazione co-stante, pur quando le sue posteriori confessioni ven-gono a toglier fede alle accuse da lui pronunziale inmomenti di delirio ; pel duca Alfonso, pei suoi amicio rivali, pei suoi critici o corrispondenti, insaziabilipretese di longanimità, di liberalità, di tolleranzameglio che evangelica. Per lui, l’aureola della perse-cuzione e del martirio; per gli altri, la gogna come apersecutori o carnefici.
Qualcosa di simile è avvenuto col Leopardi. Dellasua infelicità ineffabile la fantasia popolare (non dicoplebea) ha voluto un responsabile, su cui poter sa-ziare una generosa vendetta. Si ricordi il perfidoma umano e politico consiglio di Caifas ai Farisei:
che convcnia
Porre un uoin per lo popolo ai martìri.
E l’uomo, cui questa volta è toccala la parte di vit-tima, c stato proprio colui che pure aveva fatto almondo il prezioso dono del grande poeta !
In verità chi indicò Monaldo alla esecrazione pub-blica fu Giacomo medesimo. Scrivendo al Perticar],il 9 aprile 1821, una di quelle sue lettere disperate,diceva ( Episl. I, 329-30):
Al vostro caro e pietoso invito rispondo eh’eccetto il caso diuna provvisione, io non vedrò mai cielo nè terra che non siarecanatese, prima di quell’accidente che la natura comanda ch’iotema, e che oltracciò, secondo natura, avverrà nel tempo dellamia vecchiezza: dico la morte di mio padre. Il quale non haaltro a cuore di tutto ciò che m’appartiene, fuorché lasciarmivivere in quella stanza dov’io traggo tutta quanta la giornata,il mese, Ialino, contando i tocchi deU’oriuolo.
Par qui di sentir già mormorare quei versi, così mi-rabilmente belli, ma anch’essi così cupamente tristi,delle Ricordanze :
Viene il vento recando il suon dell’ora
Dalla torre del borgo. Era conforto