I.
All’amico bolognese conte Carlo Pòpoli che ne loaveva richiesto, Giacomo Leopardi scriveva nel 1826,mentre si trovava anch’egli a Bologna (Hpist. II, 173-5):
Ti mando le notizie poco notabili della mia vita....
Nato dal conto Monaldo Leopardi di Recanti, città dellaMarca di Ancona, o dalla marchesa Adelaide Alitici della stessacittà, ai 20 giugno del 1798, in Recanati.
Vissuto sempre nella patria fino all'età di 24 anni.
Precettori non ebbe se non per li primi rudimenti elio ap-prese da pedagoghi, mantenuti espressamente in casa da suopadre. Bensì ebbe l'uso di una ricca biblioteca raccolta dal padre,uomo molto amante dello lettere.
In questa biblioteca passò la maggior parto della sua vita,finché e quanto gli fu permesso dalla salute, distrutta da’ suoistudi; i quali incominciò indipendentemente dai precettori inetà di 10 anni, e continuò poi sempre senza riposo, facendone lasua unica occupazione.
Appresa, senza maestro, la lingua greca, si diede seriamenteagli studi filologici, e vi perseverò per setto anni; finché, rovi-natasi la vista, e obbligato a passar un anno intero (1819) senzaleggere, si volse a pensare, e si affezionò naturalmente alla filo-sofia; alla quale, ed alla bella letteratura che le è congiunta, hapoi quasi esclusivamente atteso fino al presente.
Di 24 anni passò a Roma, dove rifiutò la prelatura e le spe-ranze di un rapido avanzamento offertogli dal Cardinal Gonsalvi,per le vive istanze fatte in suo favore dal consiglier Niebuhr,allora Inviato straordinario della Corte di Prussia in Roma.
Tornato in patria, di là passò a Bologna, ecc.
Pubblicò, nel corso del 1810 e 1817, varie traduzioni ed arti-